Haiti. Dodici racconti e un paese

Stavano lì nella sua gola: parole, vocaboli, discorsi; a grappoli, incolonnati, che spingevano sulla sua lingua. Le parole, l’una sull’altra, ammassate, si accalcavano nella sua gola. Tutti lo chiamavano “Mangia parole, bèbèchòchòt”. Solo la zia, sorella minore del padre, aveva continuato a chiamarlo col suo vero nome “Morèl”. Tutta la famiglia si era rassegnata e finì con l’accettare il fatto che non avrebbe mai conosciuto il piacere della parola. Solo la zia nutriva ancora la speranza di un miracolo. Una sensazione marcia invadeva il bimbo da dentro. Una marea che gli saliva fino agli occhi. La rabbia e la collera gli ribollivano nella testa, pronte a esplodere. Ma restava tutto un tentativo sterile. Assolutamente nulla usciva dalla sua gola. Era una sofferenza troppo intensa per un esserino di soli cinque anni, incapace di articolare una sola parola che potesse esprimere i pensieri che, ammassandosi e affollando il suo cervello, lo stavano strozzando.

Un solo suono si articolava nella bocca di Morèl, era “pang!”. Era il suo unico modo di domandare del pane quando aveva fame. Un suono storpiato che derivava, rivelandolo, dal luogo in cui il suo cordone ombelicale era stato interrato. In realtà, Morèl era figlio dell’immigrazione. Era nato dall’altra parte del Canal du Vent, nel paese di José Martí. All’epoca, il passato del paese di questa parte del Canal corrispondeva esattamente al presente attuale. Una geografia alla deriva, una popolazione alla deriva che si era spostata, disseminata, sparpagliata. Lo sguardo degli avventurieri varcò l’orizzonte. Attraversò la frontiera. Andò nella Repubblica Dominicana. In ultimo arrivò in Venezuela.

Fu in questo vagabondare che la sua mamma e il suo papà si incontrarono dall’altra parte del mare. Insieme si scambiarono le promesse. Si scambiarono l’uno con l’altro i giuramenti. Unendosi seminarono i frutti dell’amore. Poi, quell’amore si metamorfosò nel liquido amniotico. E prese corpo.

Così inizia il racconto Parole strozzate di Manno Ejèn contenuto nella raccolta Haiti. Dodici racconti e un paese edito ne I Trasversali. Una raccolta per non dimenticare Haiti le sue tragedie, le sue sofferenza, ma anche per assaporare l’anima e il talento di una scrittura potente.

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